domande frequenti

LO PSICHIATRA RISPONDE

Che differenza esiste tra un disturbo psichiatrico e un problema psicologico?

I recenti studi scientifici sulle popolazioni e sul genoma umano stanno progressivamente dimostrando che i disturbi psichiatrici riconoscono per lo più una origine familiare su base genetica. I disturbi psichici sono tra le patologie con una componente genetica tra le più spiccate, paragonabili al diabete o all’ipertensione. Questi recenti studi stanno progressivamente modificando la comune convinzione che l’origine di patologie quali l’ansia e la depressione siano esclusivamente legate ad avvenimenti della vita quotidiana. Questo non significa che gli eventi di vita, che possono anche essere traumatici, non condizionino il benessere psicologico di una persona. Tuttavia esiste una differenza tra malessere psicologico e un disturbo psichiatrico. I disturbi psichiatrici sono da considerarsi delle vere e proprie malattie biologiche dell’individuo, al pari di una polmonite o di una insufficienza renale. Questi riconoscono delle cause in gran parte genetiche, che determinano alterazioni biologiche del Sistema Nervoso Centrale. Per questo motivo tali disturbi devono essere riconosciuti e trattati da un Medico, e la terapia deve essere di natura farmacologica.

Cosa si intende per “psicofarmaci”?

Si tratta di una delle domande poste maggiormente in psichiatria e psicologia perchè le persone hanno a che fare con sostanze spesso sconosciute. Gli psicofarmaci sono tutti quei principi attivi che, agendo sul Sistema Nervoso Centrale (SNC), provocano una modificazione dei processi del pensiero, sia normali che patologici. La terapia tramite farmaci dei disturbi psichici è un tentativo di modificare o correggere i comportamenti, i pensieri o gli stati dell’umore patologici attraverso l’azione di molecole che modificano il funzionamento biochimico del SNC. Esiste una base biologica per ogni nostra attività psichica, pensiero, emozione e, dunque, anche per i sintomi di malessere come l’ansia, la deflessione dell’umore ed i disturbi del pensiero più importanti.

In generale, gli psicofarmaci intervengono sulle funzioni psichiche, normalizzandone le alterazioni, quando esistono, sia che si tratti di forme lievi che più importanti.

I farmaci utilizzati nella cura dei disturbi psichiatrici sono talvolta oggetto di pregiudizi o timori, spesso infondati. Bisogna chiarire che gli psicofarmaci si dividono in varie categorie estremamente diverse tra loro per meccanismo d’azione ed indicazioni (ad esempio i farmaci ansiolitici sono estremamente diversi dagli antidepressivi, che a loro volta differiscono dagli antipsicotici). Ognuna di queste categorie ha specifiche indicazioni e meccanismi d’azione, ma in tutti i casi si tratta di farmaci ampiamente controllati dal punto di vista clinico e della tollerabilità.

Quando è necessario assumere un terapia farmacologica?

Prima di iniziare qualsiasi terapia farmacologica in ambito psichiatrico, è importante che siano chiarire le ragioni per le quali si inizia il trattamento e quali benefici è possibile attendere. Un trattamento farmacologico può avere infatti scopi differenti:

• eliminare dei sintomi disturbanti, come il caso delle benzodiazepine utilizzate per migliorare il riposo notturno o per ridurre al bisogno gli aumenti della quota d’ansia. Questo approccio è di breve periodo, perchè la perdurante esposizione e assunzione di farmaci di questo tipo può determinare il rischio di sottovalutare un disturbo sottostante (come un disturbo d’ansia o un disturbo depressivo), ma solo come supporto per brevi periodi di stress acuto o di reazione a un evento esterno.

• curare un disturbo ben definito nella fase più acuta, tramite la corretta impostazione di un trattamento mirato. In questi casi è importante sapere che ogni trattamento farmacologico ha degli specifici tempi di latenza dell’azione che è utile conoscere per avere delle attese “realistiche”. Per esempio gli antidepressivi impiegano circa 2 settimane per dare un beneficio antidepressivo.

• prevenire le ricadute nel tempo. Alcuni disturbi sono caratterizzati di per sé da una elevata probabilità di ripresentarsi, con una frequenza che può dipendere da diversi fattori, tra cui le caratteristiche del disturbo stesso e le variabili individuali. Esistono quindi dei disturbi in cui è importante non solo ottenere una remissione dal singolo episodio di malessere, ma anche impostare una terapia che sia ben tollerata e permetta di essere mantenuta nel tempo per prevenire il ripresentarsi del disturbo (come il disturbo bipolare).

Per quanto tempo va assunta una terapia farmacologica?

Tra le più frequenti domande al dottor Fiorentini rientra questa, il dubbio delle tempistiche legate ai farmaci. Non esiste una regola comune a tutte le terapie psichiatriche: la durata della terapia farmacologica dipende strettamente dal disturbo psichiatrico che è alla base. Infatti esistono delle terapie che possono essere assunte solo al momento del bisogno (è il caso degli ansiolitici-ipnotici). Le benzodiazepine, sotto controllo medico, possono essere utilizzate per trattare a breve termine sintomi quali insonnia ed aumento della quota ansiosa, pur non costituendo un trattamento curativo.

Per la maggior parte degli altri psicofarmaci, è consigliata l’assunzione per tempi più prolungati, variabili da alcune settimane a mesi. Nel caso di situazioni più complesse, caratterizzate da un rischio di ricaduta significativo, la terapia farmacologica può agire anche in senso preventivo a lungo termine e quindi essere assunta regolarmente per lunghi periodi.

In tali casi, è necessario soppesare la “stanchezza” legata all’assunzione continuativa di una terapia con i benefici legati alla riduzione delle ricadute della malattia sottostante, che spesso irrompono nel normale ritmo di vita, interrompendolo.

Gli psicofarmaci hanno effetti collaterali?

Gli psicofarmaci così come i farmaci "comuni" possono essere accompagnati da effetti collaterali ma ciò non significa che tutti gli assuntori di una specifica terapia proveranno dei disturbi. La tollerabilità di una terapia farmacologica, anche psichiatrica, è in larga parte soggettiva e, fortunatamente, la maggior parte dei pazienti assume le terapie consigliate senza avvertire effetti collaterali.

E' fondamentale assumere una terapia farmacologica sotto il controllo del proprio psichiatra in modo da monitorare eventuali disturbi, anche lievi, e gli eventuali provvedimenti. Alcuni effetti collaterali anche se lievi possono essere disturbanti e quindi richiedono comunque un intervento. Ne sono un esempio i sintomi di lieve nausea o cefalea che talvolta possono accompagnare la terapia antidepressiva nelle fasi iniziali.

Molto spesso tali effetti collaterali si manifestano nelle prime fasi del trattamento, riducendosi poi con la prosecuzione della terapia stessa, pertanto a volte è necessaria solo un po’ di pazienza o alcune semplici modifiche, quali orari di assunzione o accompagnamento ai pasti. Nei casi in cui questi disturbi si presentino invece in maniera continuativa, è necessario cambiare il farmaco con altri della stessa categoria, in quanto la tollerabilità è una caratteristica assolutamente individuale, tale per cui un paziento può non tollerare un antidepressivo, ma non avere disturbi con un altro.

Gli psicofarmaci possono indurre dipendenza o cambiare la personalità di chi li assume?

Agli psicofarmaci vengono spesso attribuiti delle azioni potenziali, che sono frutto di distorsioni e che non hanno alcun fondamento scientifico e medico. Gli psicofarmaci non “modificano” la personalità di chi li assume, ma esclusivamente riducono la qualità e l’intensità dei sintomi da curare (ex., ansia, depressione, disturbi del contenuto del pensiero).

Quali sono i trattamenti ad oggi disponibili per trattare gli stati di sofferenza psichica? Quale scegliere?

In linea generale, esistono due fondamentali modalità per affrontare la cura di disturbi psichici: la farmacoterapia e la psicoterapia. A priori, nessun approccio è preferibile rispetto ad un altro in quanto ogni trattamento deve essere considerato un intervento specificamente mirato al disturbo da trattare. Per tale ragione, è importante affidarsi ad uno psicoterapeuta per individuare la via migliore, che deve necessariamente iniziare dalla comprensione approfondita della causa del malessere, come in ogni altro ambito della medicina.

La terapia farmacologica va considerata come un mezzo attraverso cui ottenere un sollievo dal malessere, il più rapidamente possibile. In taluni quadri, la terapia farmacologica costituisce il trattamento di primo livello, in assenza del quale si rischia di esporsi ad un inutile prolungamento dello stato di sofferenza.

Come ogni altro medico specialista, lo psichiatra può somministrare una terapia farmacologica, nell’ambito di un rapporto medico-paziente caratterizzato da fiducia e scambio di informazioni. E’ importante che ogni paziente possa chiarire e discutere ogni dubbio con il proprio curante, in modo da allontanare i propri timori e fare in modo che la terapia farmacologica perda quei connotati negativi spesso infondati.

In base alla sua formazione, lo psichiatra può effettuare trattamenti psicoterapici oppure può collaborare con lo psicologo integrando le specifiche competenze. Nessun approccio, tra l’altro, è mutuamente esclusivo, ma al contrario la terapia farmacologica e la psicoterapia possono essere di aiuto l’una all’altra integrandosi. Parlare di psicoterapia come se si trattasse di un'unica modalità di trattamento è spesso fuorviante. Oggi ci troviamo nella disponibilità di diversi orientamenti psicoterapici che corrispondono a specifici orientamenti teorici di base. La psicoterapia di sostegno, per definizione poco strutturata, può aiutare il paziente ad accostarsi consapevolmente al proprio malessere, fornendo uno spazio in cui pensare alla propria sofferenza.

Quando prende forma di una psicoterapia più strutturata, assume specifiche finalità terapeutiche che si possono associare ad un trattamento farmacologico, sia che si tratti di psicoterapie focali o brevi (indicate per trattare forme sintomatiche circoscritte) che di trattamenti psicanalitici (dedicati al trattamento di sofferenze profonde e complesse, che necessitano di un percorso di strutturazione e di crescita più profondi).

Chi è lo psichiatra? Di cosa si occupa?

Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria. La psichiatria è la disciplina che si occupa di diagnosticare, prevenire e curare i disturbi della mente nell’età adulta, sia che si tratti di forme lievi e sfumate che di disturbi maggiori.

Bisogna innanzitutto sfatare la credenza secondo cui consultare o essere seguiti da uno psichiatra significhi “avere un grave disturbo”. Al contrario, molte persone che soffrono di sfumati disturbi ansiosi o di insonnia si rivolgono allo psichiatra, che si occupa di curare anche lievi quadri sintomatici. E’ infatti esperienza comune che stati di malessere anche moderati possono incidere negativamente sulla qualità della nostra vita, cioè sulla possibilità di dedicarsi ai propri interessi, di vivere con soddisfazione le relazioni sociali e sentimentali, di svolgere il proprio lavoro con profitto ed interesse e di godere dei momenti di serenità e di svago.

Cosa lo differenzia dalle altre figure professionali?

Lo psichiatra è un medico specialista in psichiatria. Il percorso di formazione seguito dallo psichiatra lo rende preparato a riconoscere e trattare tutti i quadri di patologia psichica, senza distinzione tra forme lievi (es., disturbi d’ansia) a quadri più complessi (es., i disturbi psicotici). Come medico, lo psichiatra può, in caso lo ritenga necessario e utile, prescrivere una terapia farmacologica.

Lo psicologo ha conseguito una laurea in psicologia e, per poter effettuare degli interventi psicoterapeutici con finalità di cura, deve aver conseguito una specializzazione in una scuola di psicoterapia. Lo psicologo non può prescrivere farmaci.

Lo psicoterapeuta è un professionista del campo della salute mentale che ha effettuato un percorso formativo finalizzato ad effettuare psicoterapie, cioè è un medico psichiatra o uno psicologo. La psicoterapia è un percorso di cura dei disturbi psichici realizzata con strumenti psicologici, quali il colloquio e la relazione, finalizzato ad ottenere un cambiamento consapevole dei processi psichici dai quali dipende il malessere (spesso connotato da sintomi come ansia, depressione, fobie, ecc).

Lo psicanalista è uno psicoterapeuta, dunque psichiatra o psicologo, che utilizza quale tecnica terapeutica il modello psicoanalitico (freudiano, junghiano, lacaniano, adleriano, ecc.). Tali modelli prevedono l’esplorazione profonda della struttura dei conflitti psicologici intrapsichici responsabili dei sintomi, attraverso la relazione clinica che viene a stabilirsi tra paziente e terapeuta. La psicanalisi è un percorso lungo e non adatto a tutti, la cui indicazione deve venire dopo un’approfondita comprensione dei bisogni del paziente, che possono non coincidere con la sua richiesta.

Il neurologo è un medico specializzato in neurologia, che dunque non possiede una competenza specifica nel trattamento di disturbi psichici. Nonostante possa a prima vista emergere una contiguità tra malattie neurologiche e psichiatriche, in realtà si sconsiglia di fare riferimento ad un neurologo per il trattamento di qualsiasi forma di disagio psichico.

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